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Morto dopo il pestaggio, arrestato un buttafuori albanese

Pestato a morte con una spranga per poche migliaia di euro, lasciato per terra in stato confusionale e poi morto dopo un mese in un ospedale di Roma. Massimiliano Cicolani, il giovane romano di 38 anni morto dopo l’aggressione nella sera del 3 maggio nel quartiere Tor Vergata a Roma, conosceva i suoi aggressori.

Si pensava all’inizio che Cicolani fosse stato vittima di un incidente stradale, come anche lui stesso aveva riferito, ma dalle indagini condotte dagli investigatori si è capito che dietro c’era ben altro. Cicolani faceva da prestanome all’albanese, Ndoj Mariglen, che era irregolare in Italia e riusciva così a non essere rintracciato.

Ndoj Mariglen lavorava come buttafuori in una discoteca in zona Magliana molto frequentata da stranieri, in particolare albanesi. I carabinieri hanno fatto irruzione nella discoteca, che in quel momento era chiusa al pubblico.

Hanno trovato l’albanese in compagnia di un 50enne paraguaiano, risultato poi essere un corriere della droga che aveva ingerito 17 ovuli di cocaina e per questo poi arrestato. Alla vista dei militari i due sono scappati e, aiutati da alcune persone, sono riusciti ad uscire dal locale che è proprio a due passi dalle sponde del Tevere.

Mentre il paraguaiano è stato fermato vicino la riva, l’albanese si è tuffato nel Tevere cercando di raggiungere l’altra sponda. Dopo diversi tentativi falliti, è ritornato a riva ed ha continuato a correre. Ha raggiunto via della Magliana, la ferrovia e poi ha continuato a girare nelle vie del quartiere cercando rifugio in palazzi e condomini per cercare di sfuggire alle forze dell’ordine. Dopo ore di fuga è stato arrestato in uno dei posti di blocco attivati nella zona.

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