ASPIRANTE SACERDOTE GAY: NON C’E’POSTA PER TE!

ASPIRANTE SACERDOTE GAY: NON C’E’POSTA PER TE!

di Roberta Corona.”Se un candidato pratica l’omosessualità o presenta tendenze omosessuali profondamente radicate…

il suo direttore spirituale, così come il suo confessore, hanno il dovere di dissuaderlo, in coscienza, dal procedere verso L’Ordinazione” (“Circa i poteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri” – documento vaticano approvato da papa Ratzinger il 31.8.05 e firmato il 4 novembre dal card. Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l’Educazione cattolica, e dal segretario mons. J. Michel Miller).Dunque la Chiesa – tra l’altro – ha ufficialmente chiuso le porte del sacerdozio agli omosessuali.Devo ammettere che come cattolica (se interessa, rigorosamente eterosessuale), sono molto confusa. Si, perché le rocambolesche simulazioni di volo verso la santità t’insegnano che coloro che si avvicinano all’abito talare lo fanno “su chiamata” del Signore. E come arriva loro questa chiamata? Beh, ce l’hanno insegnato al catechismo: attraverso lo Spirito Santo. E chi è lo Spirito Santo? La risposta che meglio conosciamo è nel “Credo”: “.Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita: e procede dal Padre e dal Figlio. E con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha parlato per mezzo dei Profeti.”Dio è Uno e Trino e “lo Spirito Santo è una delle persone della Santa Trinità, consostanziale al Pade e al Figlio: un mistreoi imperscrutabile, che solo i teologi hanno titolo di penetrare (e non è il caso di chi scrive. Tradotto comunque in parole povere per chi teologo non è, sta a significare che lo Spirito Santo e Dio sono un tutt”uno.Dunque, non c’è proprio da dubitare che, nel momento in cui lo Spirito Santo consegna la famosa “chiamata vocazionale” a qualcuno, vuol dire che tale chiamata proviene direttamente da Dio.Deduzione: escludendo gli omosessuali dall’Ordinazione, la Chiesa – che come noto viene ispirata direttamente dallo Spirito Santo – ci rivela finalmente il postulato secondo il quale Dio non chiamerebbe mai un gay al ministero sacerdotale.Ma, se a fare le cose per benino ci pensa direttamente Lui – che dall’alto dei Cieli tutto vede e tutto sa – che bisogno c’era di un documento terrestre?Forse, perché il Vaticano intende preavvisare caritatevolmente tutti coloro che, per loro natura, sono meno informati degli altri sul Signore Dio Nostro. Ricapitoliamo: essendo Egli infallibile, in base a quanto sopra non potrebbe mai commettere l’errore di spedire la cartolina di precetto sacerdotale a un “d.a.s.” (diversamente abile sessualmente).Grazie al provvidenziale avvertimento della Chiesa, quindi, un gay “dichiarato” adesso sa con assoluta certezza che, se bussasse alla porta del convento dicendo “c’è posta per me!”, verrebbe istantaneamente individuato come un subdolo millantatore. Dunque egli è ormai perfettamente consapevole del fatto che il suo maldestro tentativo di infiltrarsi tra i ranghi degli aspiranti sacerdoti “doc” – cioè eterosessuali – verrebbe immediatamente sventato dal padre guardiano.Al che emerge un’altra deduzione: sebbene per questo tentato delitto di contaminazione degli autentici “unti del Signore” non siano previste pene corporali, tutti gli aspiranti sacerdoti omosessuali faranno del loro meglio per camuffare la propria deplorevole condizione.E qui sorge spontanea una domanda: ma allora come riusciranno, coloro che sono preposti all’ammissione di nuovi “fratelli”, a distinguere un aspirante sacerdote “doc” da uno che è invece “doc” non è, in quanto gay?La risposta, ovviamente, può fornirla solo il Vaticano che, previdente com’è, non avrà mancato di stilare il “manuale perfetto” per gli addetti ai lavori, con minuziosi parametri e modalità di rilevamento delle preferenze sessuali del candidato di turno, con annesse raccomandazioni di paterno e cauto procedere.In nome del principio di equità cui la Chiesa costantemente si ispira, resta comunque sempre da stabilire il destino dei sacerdoti omosessuali a suo tempo già ordinati per una qualche incresciosa, seppur umana distrazione.Ma, a parte queste considerazioni di carattere “organizzativo”, cui fortunatamente non siamo noi a dover dare soluzione, ciò che a mio avviso potrebbe quanto meno disorientare un cattolico è – tra le tante altre – un’inevitabile riflessione cui ci induce, ad esempio, Monsignor Lebrun (“Amami come sei”, da “Ecce Mater Tua”, n. 268).Egli, riportando la Parola di Gesù, scrive: “Conosco la tua miseria, le lotte e le tribolazioni della tua anima, le deficienze e le infermità del tuo corpo. So la tua viltà, i tuoi peccati, e ti dico lo stesso: dammi il tuo cuore, amami come sei..Voglio l’amore del tuo povero cuore. Se aspetti di essere perfetto, non mi amerai mai. Non potrei forse fare di ogni granello di sabbia un serafino radioso di purezza, di nobiltà e di amore? Non sono forse io l’Onnipotente? E se mi piace preferire il povero amore del tuo cuore, non sono io il padrone del mio amore? Figlio mio, voglio il tuo cuore…Amo in te anche la tua debolezza…Voglio unicamente il canto del tuo cuore.Una sola cosa m’importa: vederti lavorare con amore.. Conto su di te per darmi gioia…Non preoccupati di non possedere virtù, ti darò le mie… Qualunque cosa accada, non aspettare di essere santo per abbandonarti all’amore…Amami come sei.”Riflessione: evidentemente Gesù si riferisce a tutti, fuorché agli omosessuali.Alla luce del documento vaticano di cui sopra, infatti, questo sembrerebbe aver decretato la Chiesa. Eppure, mentre saliva al soglio di Pietro, di Papa Ratzinger si citavano anche queste parole: “non oso io giudicare”.

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