Laziodisu al collasso

Laziodisu al collasso

Seimila e cinquecento studenti senza borsa di studio, altri mille e duecento senza un posto letto. Eppure ne avrebbero diritto, sia per il reddito basso delle loro famiglie sia per la media, alta, dei voti all’università. Sono gli studenti idonei, perché in possesso dei requisiti necessari per superare il bando regionale, ma non vincitori, perché mancano i fondi per coprire le spese per tutti.

Quest’anno, in base alle graduatorie appena pubblicate da Laziodisu, l’ente regionale per il diritto allo studio, su 16516 richiedenti la borsa, 10062 sono risultati vincitori, mentre 6454 sono stati esclusi per assenza di copertura economica. In pratica il 39 per cento degli studenti meritevoli ma privi di mezzi non avrà la possibilità di ricevere il sostegno economico che gli spetta per gli studi. Un dato che si fa ancora più drammatico se si guarda alle sole matricole: qui su 5978 richiedenti, 3830 sono gli idonei non vincitori, pari al 64 per cento. I vincitori, insomma, sono meno degli esclusi.

“È come se ti dicessero: sì, è vero, tu avresti diritto, ma siccome non ci sono i soldi, arrangiati” attacca il sindacato universitario Link Roma che denuncia il progressivo smantellamento del diritto allo studio, ormai in caduta libera. Basti pensare che nell’anno accademico 2010/2011 i borsisti erano 16387, l’82 per cento del totale, mentre gli esclusi erano il 18 per cento: nel giro di due anni la percentuale degli idonei non vincitori sul totale è più che raddoppiata. E i fondi
sono stati dimezzati.

A questo si aggiunge la situazione dei ragazzi senza alloggio che hanno occupato lo studentato di via De Lollis dove da oggi verrà aperto uno sportello informativo per borsisti (tutti i giorni dalle 10 alle 22) e mercoledì alle 17 si terrà un’assemblea pubblica. Sono 1200 esclusi per la carenza di posti letto, in parte cronica, in parte dovuta alla chiusura di alcune residenze per ristrutturazione, in parte perché 208 posti letto a Ponte di Nona erano stati messi sul mercato (e ora ritirati dopo la battaglia degli universitari).

“Dietro a quelli che possono sembrare sterili dati – spiegano – ci sono studenti e studentesse che vedono violato un proprio diritto e si trovano costretti a scegliere tra un lavoro per continuare gli studi o l’abbandono dell’università”.

(Repubblica.it)

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