SPREAD DELLA PREVENZIONE IN SANITA’

SPREAD DELLA PREVENZIONE IN SANITA’

Ultimi in Europa per investimenti eppure ogni miliardo stanziato ne frutta 3 di risparmi in cura e riabilitazione. Allineandoci alla media europea in dieci anni possibili risparmi di valore più che doppi rispetto a tutti i ticket pagati ogni anno dagli assistiti. Intanto la sanità integrativa con il Fasi continua ad investire in prevenzione per garantire sostenibilità finanziaria al proprio fondo e più salute agi iscritti. Il Campus è da tempo in prima linea con “Un respiro per la vita” ed il programma personalizzato VALE.

Siamo ultimi in Europa per investimenti in prevenzione, che pure per ogni miliardo stanziato ne fruttano tre di minori spese in cura e riabilitazione. Numeri e previsioni sono stati illustrati nell’incontro su “Prevenzione: un investimento in salute e sostenibilità”, promosso il 15 febbraio a Roma dall’Università Campus Bio-Medico di Roma e dal Fasi, il Fondo sanitario integrativo dei dirigenti d’azienda. Il rapporto Ocse-Ue “Health at a Glance: Europe 2012” indica che c’è un altro spread nel quale il nostro Paese arranca, ed è proprio quello degli investimenti in attività di prevenzione sanitaria, per la quale l’Italia spende appena lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue del 2,9, sopra la quale si collocano Paesi come Germania (3,2), Svezia (3,6), Olanda (4,8) e Romania (6,2).

Eppure un recente studio del “The European House-Ambrosetti” stima che investire un euro in prevenzione può fruttarne tre nell’arco di un decennio. Questo implica che se l’Italia si allineasse alla media europea degli investimenti per la prevenzione, si potrebbero ottenere risparmi da qui a 10 anni pari a circa 8 miliardi di euro.

“Ogni anno di aumento della vita libera da disabilità (Healthy Life Year) consente un risparmio dei costi di finanziamento della spesa sanitaria di circa 2 miliardi di euro. I benefici cumulati per investimenti sistematici e capillari in prevenzione primaria e secondaria potrebbero valere fino al 10% della spesa per SSN in una ragionevole arco di tempo”, ha commentato Gianluca Oricchio, Direttore Generale del Policlinico del Campus.

Che l’investimento in prevenzione sia una delle carte vincenti per garantire quella sostenibilità del nostro Ssn tanto evocata in campagna elettorale, lo dimostrano del resto anche numerosi studi di settore. Le principali malattie croniche, come quelle cardiovascolari, il diabete, l’obesità, la malattia ostruttiva polmonare e alcuni tumori sono responsabili del 70% delle disabilità e dell’85% dei decessi nel mondo. Il costo diretto e indiretto (perdita giornate di lavoro) delle sole malattie cardiovascolari è stimato essere in Europa di 200 miliardi l’anno. Recenti studi (raccolti dalla Fondazione Lorenzini) dimostrano che solo dieta e attività fisica possono ridurre del 33% il rischio cardiovascolare. Percentuale che sale al 50% eliminando il fumo.

Anche le vaccinazioni hanno il loro peso. La campagna contro il papilloma virus in Italia ha prodotto la riduzione delle patologie correlate, come condimellosi o tumori dell’utero ma anche qui in alcune Regioni si è rimasti ben lontani da una copertura vaccinale ottimale per il prevalere del concetto di costo su quello di investimento. Anche se uno studio pubblicato dal Sole24Ore Sanità dimostrerebbe che una strategia vaccinale multi-coorte è in grado di generare risparmi per 132 milioni di euro.

Ogni anno l’Italia spende per l’influenza quasi tre miliardi tra spese Ssn, dell’Inps e di calo della produttività aziendale. Ebbene il Ceis Tor Vergata di Roma ha stimato una riduzione dei costi di oltre un miliardo e mezzo estendendo la vaccinazione a tutta la popolazione in età lavorativa.

Ma prevenire può significare anche promuovere l’uso corretto dei farmaci. Una simulazione della Società di Arteriosclerosi mostra che un uso corretto delle statine – tra le terapie seguite con meno costanza e quindi con meno efficacia dai pazienti – può fruttare risparmi per 2,9 miliardi di minori costi di ospedalizzazione per complicanze cardiovascolari. Per non parlare degli effetti di un uso più appropriato degli antibiotici, oggi usati spesso indiscriminatamente anche quando inefficaci (come negli eventi virali) e causa di resistenze batteriche sempre più diffuse e preoccupanti.

Ma l’investimento in prevenzione è sempre efficace? “Affinché lo sia le campagne preventive devono avere continuità ed essere mirate ai target di popolazione a rischio quando si fa prevenzione secondaria su singole patologie”, spiega il Professor Giovanni Capelli, Ordinario di Igiene dell’Università “Cassino e Lazio Meridionale”.

“Gli screening di massa indiscriminati –prosegue- servono solo a creare più liste d’attesa per accertamenti diagnostici. Nella prevenzione secondaria, che serve ad individuare prima possibile la patologia per rendere più efficace la terapia, devo gettare la rete dove la corrente mi fa pensare che ci sia più pesce”, spiega con una metafora il Professore. Che sottolinea però anche l’importanza della prevenzione primaria, come quella sui corretti stili di vita o sulla salubrità dell’ambiente, “queste si indirizzate alla popolazione generale e che spetta alla politica con la P maiuscola promuovere”.

In campagna elettorale più di una forza politica ha dichiarato di voler puntare con più decisione sulla prevenzione ma intanto qualcosa si sta muovendo nel mondo della sanità integrativa. A fare da apripista è stato il Fasi, Il Fondo di assistenza dei dirigenti d’azienda che conta su una rete di 1.890 strutture convenzionate. “La nostra azione – ricorda il Presidente del Fasi, Stefano Cuzzilla – è no profit e orientata al principio di mutualità. Non vi è selezione del rischio e, accogliendo un patto intergenerazionale che vede garantita pari assistenza ai dirigenti attivi e a quelli in pensione, siamo in grado di mutuare gli interventi con la giusta flessibilità. Ancorati a questo valore solidaristico, guardiamo anche all’anziano come a una risorsa per la società, mettendo in discussione quella cattiva progettazione sanitaria che tende a qualificarlo come problema, se non addirittura come concausa del rischio di insostenibilità del Sistema sanitario nazionale. Sotto questo profilo, la natura di Fondo contrattuale ci consente, anche nel campo della prevenzione, di programmare l’azione di assistenza a seconda delle caratteristiche del momento storico in cui operiamo e delle esigenze della nostra popolazione”.

“Con il Progetto prevenzione abbiamo voluto investire per garantire in futuro maggiore sostenibilità finanziaria al Fondo e da subito più salute ai nostri iscritti”, afferma il Direttore del Fasi, Vincenzo Emiliani. Che tiene a sottolineare come il progetto avviato nel 2011 “sia assolutamente innovativo nel mondo della sanità integrativa, con oneri a totale carico del Fasi”.

“Le campagne di screening per le diagnosi precoci sono state realizzate all’interno di tre pacchetti. Il primo rivolto alle donne di età eguale o superiore a 45 anni, per la prevenzione del cancro dell’utero, del colon retto e del seno. Il secondo pacchetto è rivolto agli uomini di età uguale o superiore a 45 anni per la prevenzione del cancro alla prostata. Il terzo riguarda gli iscritti di entrambi i sessi di età uguale o superiore a 30 anni per la prevenzione di maculopatie e glaucoma. A questi dall’8 marzo scorso si sono aggiunti i pacchetti di prevenzione del cancro alla tiroide e della cervice uterina, mentre un progetto ad hoc è previsto anche per l’odontoiatria”.

“Anche il Campus ha deciso da tempo di puntare sia sulla prevenzione secondaria, sia sugli stili di vita e sul benessere esistenziale (well being)”, spiega il direttore del Policlinico Oricchio. “Innovativo per un Policlinico Universitario – sottolinea Oricchio – è il lancio del programma VALE, un programma di prevenzione primaria e secondaria personalizzato, pluriennale e integrato, dove attorno alla regia di un medico internista ruotano professionisti dell’alimentazione, della preparazione atletica, medici specialisti ed esperti di wellbeing councel.”

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