“La Tares dovrebbe rappresentare agli effetti una tassa per la prestazione di servizi, ma di fatto ad oggi viene a rappresentarsi come un’ulteriore patrimoniale in capo ai proprietari di locali sfitti, chiusi e senza neanche le utenze”, così dichiara in una nota Augusto Santori, esponente del Comitato DifendiAmo Roma.
“Da un mese a questa parte riceviamo segnalazioni di cittadini che dispongono di locali, autorimesse, magazzini, di cui in alcuni casi sono semplici comproprietari, che sono chiamati da AMA a pagare la Tares, pur potendo dimostrare che i locali non sono affittati, non hanno utenze e all’interno sono completamente vuoti. Insomma non sono nelle condizioni di produrre rifiuti, non godono delle prestazioni che la Tares vorrebbe garantire e, dunque, oltre al pagamento dell’Imu, si trovano a pagare un’ultra-patrimoniale sulla proprietà dei detti locali”, prosegue la nota.
“Ai disservizi e alle mancate prestazioni di cui Ama e Roma Capitale sono corresponsabili, si aggiungono quindi queste fattispecie che in verità una risoluzione Ministeriale del 1999, la n° 45/E e 140/E, intendevano proprio tutelare da questa iniquità di trattamento. In questo periodo di crisi, ove appare sempre più difficile vendere o affittare locali, la Tares impone quindi un ulteriore sacrificio ai cittadini romani. L’auspicio è che Marino e l’Ama si facciano carico di queste situazioni. Magari migliorando anche il servizio nei confronti di chi la Tares la paga, attendendosi una controprestazione adeguata in termini di servizi”, conclude Santori