Umberto I, nuovo allarme Tbc bimba contagiata in Neonatologia

Umberto I, nuovo allarme Tbc bimba contagiata in Neonatologia

Prima la ventiduenne del Bangladesh affetta da Tbc, poi un’altra paziente che ha denunciato il contagio durante il periodo di degenza. E adesso una neonata, venuta alla luce lo scorso febbraio, risultata positiva al test. Da quando la tubercolosi è entrata all’Umberto I, sono tre le inchieste aperte dalla procura di Roma sull’incubo epidemia scattato tra le corsie del policlinico universitario più grande d’Europa. L’ultimo fascicolo è quello finito sul tavolo del pubblico ministero Claudia Alberti, che fa parte del pool di magistrati che si occupano delle colpe professionali. Lesioni colpose è il reato ipotizzato dagli inquirenti in merito alla vicenda di una bimba partorita cinque mesi fa nel reparto di Neonatologia dell’ospedale. La piccola, secondo quanto denunciato dai familiari, sarebbe stata contagiata durante il ricovero da una ragazza di 17 anni affetta dal bacillo. Perché le due pazienti, per ragioni ancora sconosciute, sarebbero state messe nella stessa stanza.

Salgono a tre, quindi, le indagini avviate dai magistrati di piazzale Clodio sull’allarme Tbc al policlinico. Tre filoni diversi che corrono paralleli e portano sempre a un unico ospedale, dove ora lo spettro del contagio sembra inevitabilmente moltiplicarsi. Conferire incarichi e deleghe, sarà questo il primo passo investigativo della procura per appurare se esista o no un filo rosso che collega tutte queste vicende. Per poi accertare se le procedure di prevenzione e controllo previste dalla legge siano state rispettate, acquisendo turni, cartelle cliniche e degenze. E, infine, verificare se nel nosocomio di via Regina Margherita, già finito nella bufera per i tunnel a rischio esplosione delle gallerie ipogee, si sia sfiorata un’epidemia di massa.

In relazione alla ragazza del Bangladesh, entrata nella clinica ostetrica dell’Umberto I per partorire il 10 marzo scorso, i primi contagi si contano già. E sarebbero almeno una decina, tra personale medico e infermieristico. Tre settimane fa i carabinieri del Nas hanno consegnato la loro informativa preliminare ai pm, che in questo caso procedono per epidemia colposa. Una relazione da cui risultano evidenti alcune responsabilità: quella della straniera, consapevole di essere ammalata di tubercolosi, ma soprattutto del suo medico di base e dell’infettivologa del policlinico. Tutti sapevano della malattia, ma nessuno, secondo il nucleo antisofisticazione, avrebbe allertato la Asl competente. In particolare, la 22enne aveva comunque esposto al rischio di contagio centinaia tra pazienti, medici, infermieri e visitatori. Per l’esattezza 305 persone, che hanno avuto contati diretti con lei. Fino al 9 maggio scorso, quando la ragazza è finita in isolamento allo Spallanzani, con la diagnosi di “tubercolosi polmonare bacillifera”.

Sarà consegnata a novembre, invece, la superperizia sollecitata dalla procura per stabilire l’effettiva portata del contagio di tubercolosi al Gemelli. Un ultimo passaggio, prima di procedere con la conclusione delle indagini iniziate ormai un anno fa, per capire se la positività al test di oltre 164 bambini e 29 dipendenti possa essere definita una patologia. E valutare se l’ipotesi di epidemia colposa, formulata a settembre del 2011, possa essere contestata alle nove persone iscritte nel registro degli indagati.

(Fonte Repubblica.it)

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