Il valore storico dell’oro: da moneta di scambio a bene rifugio

Il valore storico dell’oro: da moneta di scambio a bene rifugio

Da millenni l’oro è considerato il metallo per eccellenza, quello con valore sia estetico che monetario. Scelto per la sua bellezza, la sua resistenza alle intemperie e la sua lucentezza, è storicamente stato considerato la principale valuta di scambio.

L’oro ha iniziato ad essere estratto circa 6000 anni fa e probabilmente è stato il primo metallo ad essere mai utilizzato dalla specie umana per la manifattura di oggetti rituali, gioielli e ornamenti. Apprezzato per la sua malleabilità e duttilità venne dapprima impiegato per la realizzazione di monili con una valenza sacra e simbolica (si credeva infatti che l’oro fosse il metallo degli dei), poi pian piano assunse un valore estetico, fino ad essere usato come moneta di scambio.

Secondo gli scritti di Erodoto le prime monete d’oro con funzioni legate al commercio e con titolo, peso e valore stabiliti dallo Stato, apparvero nella Lidia, un’antica regione dell’Asia Minore (oggi nella zona occidentale della Turchia) che dal IX al VI secolo a.C. fu una delle tre grandi civiltà della Turchia.

Da quel momento in poi l’oro è diventato la moneta globale, il più importante e sicuro mezzo di pagamento del mondo, accettata da qualunque mercato e da qualunque commerciante. Nel 1816 l’Inghilterra di Giorgio III adottò il sistema del “Gold Standard”, in base al quale l’oro veniva utilizzato sia come moneta corrente che come unità di misura (la base monetaria per convertire banconote e carta valute era data da una determinata quantità d’oro). Da quel momento in poi l’oro iniziò ad essere utilizzato come base monetaria per le valute di molti altri Stati e il Gold Standard venne abbracciato da quasi tutto il mondo occidentale. In questo modo, le monete nazionali erano convertibili in oro e il tasso di cambio tra le monete di diversi paesi si manteneva stabile, in quanto poteva variare solo entro una parità (con l’oro) fissa. Questo sistema assicurava perciò non solo la stabilità dei cambi, ma anche l’equilibrio degli scambi internazionali.

Con l’inizio della prima guerra mondiale il sistema del Gold Standard venne progressivamente affiancato dal sistema del Gold Exchange Standard, in base al quale oltre alle riserve auree le banche disponevano di riserve in valute convertibili. Alcune monete erano considerate direttamente convertibili in oro, altre erano convertibili in quelle che venivano chiamate “monete pregiate”, poiché indirettamente convertibili in oro. Durante il periodo di crisi tra le due guerre, alcuni Stati si trovarono costretti a proibire il possesso d’oro ai privati, impedendo quindi loro di convertire le proprie banconote in oro.

Nel 1944, i rappresentanti di 44 Paesi si riunirono a Bretton Wood per partecipare alla nascita del Fondo Monetario Internazionale (FMI). Durante questo storico incontro, il prezzo dell’oro venne fissato a 35dollari per oncia e ogni Stato membro dovette versare una quota di “partecipazione” in oro e in moneta nazionale. In questo modo veniva dichiarata la parità tra le singole valute nazionali e l’oro e, indirettamente, anche con il dollaro, che divenne di fatto la valuta di scambio mondiale.

Alla fine della seconda guerra mondiale molti Stati membri del FMI resero legale la commercializzazione e negoziazione dell’oro e a poco a poco il suo prezzo di vendita iniziò ad essere determinato dall’offerta e dalla domanda: era nato un libero mercato dell’oro. Il governo Nixon segnò una svolta epocale per il mercato dell’oro. In seguito ad una serie di manovre il nuovo governo abolì la convertibilità “istituzionale” del dollaro in oro, abolendone la parità e il prezzo precedentemente stabilito dall’incontro di Bretton Woods e instaurando il cosiddetto “Dollar Standard”.

Sebbene la sua funzione monetaria sia stata progressivamente abbandonata, l’oro continua a mantenere, se non una posizione centrale, comunque un ruolo rilevante, poiché considerato il bene rifugio per eccellenza, sia da privati che dalle Banche Centrali.

Fonte: quotazioneororoma.it

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